Metro(Polis), il convegno conclusivo a Palermo: una giornata di confronto sulle nuove dipendenze e sulla crisi del legame sociale

Si è svolto lunedì 4 maggio 2026, presso l’NH Hotel di Palermo, il convegno conclusivo del progetto “Metro(Polis): La dipendenza giovanile come metafora contemporanea della crisi del legame sociale”, promosso dalla Lega Contro la Droga APS e realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Antidroga e cofinanziato dall’Otto per mille della Tavola Valdese. Fin dall’apertura dei lavori è emerso il senso profondo del progetto: leggere le dipendenze giovanili non come fenomeni isolati o semplici comportamenti da correggere, ma come segnali di una trasformazione più ampia, che riguarda il rapporto tra soggetto, corpo, desiderio, limite, tecnologia e legame sociale. In questa prospettiva, la dipendenza non è stata assunta soltanto come oggetto clinico o educativo, ma come una lente attraverso cui osservare il disagio della civiltà contemporanea. La giornata si è aperta con i saluti di Angelo Scuderi, presidente della Lega Contro la Droga APS e ideatore del progetto, che ha richiamato la lunga storia dell’associazione, nata a Palermo nel 1982 e da sempre impegnata nella prevenzione, nell’intervento sulle dipendenze e nella costruzione di presìdi territoriali di prossimità. Scuderi ha ricordato come Metro(Polis) si collochi dentro questa storia, proseguendo una tradizione di lavoro che non separa mai la riflessione teorica dall’incontro reale con i territori. A seguire, Provvidenza Olivia Pistritto, della Società Palermitana di Psicoanalisi “Xenìa”, ha introdotto la giornata sottolineando l’importanza di una psicoanalisi capace di dialogare con il sociale e di interrogare le forme contemporanee del disagio. La conduzione dei lavori ha permesso di articolare le diverse voci intervenute in un discorso comune, centrato sulla necessità di restituire parola e ascolto agli adolescenti. Tra i saluti istituzionali, Giuseppe Ciulla, direttore dell’Ufficio di Servizio Sociale per i Minorenni di Palermo, ha evidenziato il valore del lavoro di rete con i ragazzi coinvolti nel circuito penale minorile. Il suo intervento ha posto al centro la necessità di non ridurre il giovane autore di reato alla sola dimensione dell’atto commesso, ma di costruire, attorno a lui, un progetto di vita. In questa direzione, il lavoro con le scuole, con le comunità, con le associazioni e con i servizi territoriali diventa essenziale per prevenire, accompagnare e generare possibilità. Calogero Lo Piccolo, psicoterapeuta e consigliere dell’Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana, ha portato una riflessione intensa sul tema dell’impensabilità del futuro. Attraverso il riferimento alla clinica con gli adolescenti, ha mostrato come molti ragazzi sembrino oggi abitati da immagini di catastrofe, solitudine e precarietà. Non si tratta soltanto di fragilità individuali, ma di vissuti che intercettano una condizione sociale più ampia: la difficoltà a immaginare un futuro collettivo, condiviso, abitabile. Il tema della funzione adulta è stato al centro anche dell’intervento di Francesca Paola Ammirata, vice direttrice dell’USSM di Palermo, che ha posto una domanda cruciale: da dove nasce la violenza dei giovani di oggi? Attraverso frammenti di esperienza istituzionale e clinica, Ammirata ha mostrato come dietro l’aggressività, l’apatia o il ritiro si trovi spesso una domanda di contenimento. I ragazzi non chiedono adulti perfetti, ma adulti capaci di esserci, di sostenere il conflitto, di porre limiti, di accogliere senza abbandonare. La riflessione sulle nuove dipendenze è stata approfondita da Francesca Picone, psichiatra dell’ASP di Palermo, che ha affrontato il rapporto sempre più stretto tra digitale, gaming, gambling e gioco d’azzardo online. Il suo intervento ha messo in luce come il confine tra videogioco e gioco d’azzardo sia oggi sempre più sottile, soprattutto a causa di meccanismi di ricompensa, microtransazioni, loot box e dispositivi progettati per trattenere l’attenzione e alimentare la ripetizione. La questione, tuttavia, non può essere affrontata con un semplice proibizionismo: il compito degli adulti è costruire educazione digitale, consapevolezza e comunità educanti reali. Nel corso della mattinata, Angelo Scuderi ha ripercorso la genesi teorica e progettuale di Metro(Polis). Il titolo stesso del progetto rimanda, da un lato, al film Metropolis di Fritz Lang, con la sua immagine di una città divisa tra superficie luminosa e sottosuolo oscuro; dall’altro, al Disagio della civiltà di Freud. Questa doppia radice ha orientato l’intero progetto: leggere le dipendenze come manifestazioni di una città contemporanea anch’essa divisa, in cui alla promessa della connessione permanente corrispondono spesso solitudine, ansia, ritiro, saturazione dell’attenzione e impoverimento del desiderio. Una delle formule emerse con maggiore forza è stata questa: la connessione non coincide con il legame. Si può essere sempre raggiungibili e tuttavia non incontrare nessuno; si può parlare continuamente e non riuscire a dire nulla di sé; si può abitare una rete piena di contatti e non trovare un luogo in cui essere ascoltati.

La seconda sessione ha ampliato ulteriormente lo sguardo. Myriam Barrale, educatrice presso l’Istituto Penale per i Minorenni, ha restituito la complessità del lavoro dentro un contesto estremo, dove le dipendenze da sostanze, il consumo di crack, il gioco d’azzardo, la fragilità psichica e le storie di marginalità si intrecciano con percorsi giudiziari spesso molto dolorosi. Dal suo intervento è emersa con forza una verità semplice e radicale: ciò che funziona, anche nei luoghi più difficili, è la relazione di cura. Essere visti, riconosciuti, sentire di avere valore per qualcuno, resta per molti ragazzi la prima vera possibilità di cambiamento. Francesco Paolo Di Giovanni, coordinatore generale dell’associazione Inventare Insieme e del Centro Tau, ha proposto una lettura volutamente provocatoria, invitando a sostituire per un momento la parola “dipendenza” con “scanzonamento”. Il suo intervento ha sollecitato a spostare lo sguardo dai giovani letti soltanto attraverso le tre “D” — disagio, dipendenza, debolezza — verso tre “B”: bellezza, benessere, business. Una prospettiva che invita a pensare politiche giovanili capaci non solo di contenere il disagio, ma di produrre opportunità, creatività, economia civile e possibilità reali di futuro. Particolarmente significativa è stata anche la restituzione di Provvidenza Olivia Pistritto sul percorso realizzato al Centro Tau. In quindici incontri con adolescenti e giovani adulti, il progetto ha creato uno spazio di parola su social, smartphone, gaming, sostanze, nicotina, alcol, energy drink, relazioni tossiche, violenza, appartenenza e desiderio. I ragazzi hanno partecipato attivamente, arrivando anche alla realizzazione di un video dal titolo Energy Crush, dedicato ai rischi connessi al consumo di energy drink e alcol. Il percorso ha mostrato quanto i ragazzi abbiano bisogno di spazi in cui esprimere domande, paure, curiosità e vissuti, senza sentirsi giudicati. Nella parte conclusiva, Roberta Fundarotto ha raccontato il lavoro svolto nelle scuole, nelle comunità e all’IPM, sottolineando il valore dello psicodramma e delle metodologie attive. Sensibilizzare, ha ricordato, non significa solo informare sui rischi, ma permettere ai ragazzi di sentire, riconoscere e nominare ciò che vivono. Attraverso attività di gruppo, linee del tempo, video, locandine e scene psicodrammatiche, gli adolescenti hanno potuto interrogare il rapporto con le dipendenze, con il gruppo dei pari, con il digitale, con il vuoto, con la noia e con il futuro. A chiudere gli interventi è stata la professoressa Maria Di Simone, docente dell’IPSEOA “Pietro Piazza”, che ha restituito l’esperienza vissuta nella propria classe. Il progetto, ha spiegato, è arrivato in un momento in cui il gruppo classe era attraversato da forti conflittualità, relazioni di possesso, difficoltà comunicative e tensioni continue. Il lavoro con Metro(Polis) ha permesso di trasformare progressivamente lo scontro in parola, il conflitto in occasione di pensiero, la classe in una piccola comunità esperienziale. La sua immagine conclusiva è stata quella dello “zaino” con cui ogni studente entra a scuola: non solo lo zaino dei libri, ma quello dei vissuti, delle ansie, dei sogni, delle paure, delle attese e delle ferite. Uno zaino che non riguarda soltanto lo studente, ma tutti gli adulti e le istituzioni che lo incontrano.

Il convegno si è concluso con una riflessione sulla parola. Non basta, è stato sottolineato, “far parlare” gli adolescenti. Viviamo già in un tempo saturo di parole, commenti, messaggi e contenuti. La sfida è rendere possibile una parola piena, una parola soggettivata, capace di dire qualcosa di sé e di iscriversi dentro un legame. Una parola che non sia rumore, ma affermazione; non semplice scarica, ma occasione di responsabilità e incontro. Il convegno finale di Metro(Polis) ha mostrato che il progetto non si chiude con la conclusione amministrativa delle attività. Al contrario, lascia aperta una direzione di lavoro: continuare a costruire luoghi in cui il disagio giovanile possa essere ascoltato prima di diventare agito, in cui le dipendenze possano essere lette come domande di legame, in cui la prevenzione diventi esperienza, presenza adulta, comunità, possibilità di futuro. Come è stato ricordato nel corso della giornata, ciò che è stato fatto può sembrare una goccia nel mare. Ma di tante piccole gocce abbiamo bisogno, se vogliamo continuare ad alimentare luoghi di parola, creatività, cura e desiderio.

Metro(Polis): convegno finale

Lunedì 4 maggio 2026, dalle ore 9.00 alle ore 14.00, presso l’NH Hotel di Palermo, si terrà il convegno finale del progetto “Metro(Polis): La dipendenza giovanile come metafora contemporanea della crisi del legame sociale”, promosso da Lega Contro la Droga APS e Società Palermitana di Psicoanalisi “Xenìa”.

Il progetto, realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Antidroga e cofinanziato dall’Otto per Mille della Tavola Valdese, ha rappresentato un importante percorso territoriale di ascolto, ricerca e intervento rivolto al disagio giovanile e alle nuove forme della dipendenza contemporanea.

Nel corso del progetto Metro(Polis) ha attraversato diversi luoghi della città di Palermo: scuole, centri di aggregazione, realtà del privato sociale, servizi educativi, contesti istituzionali e ambiti della giustizia minorile. Al centro del lavoro vi è stata l’attenzione alle dipendenze da sostanze, ma anche alle cosiddette dipendenze comportamentali: uso problematico di smartphone, videogiochi e social network, gioco d’azzardo, disturbi del comportamento alimentare, pornografia, alcool, smart drugs e sostanze nootrope.

Il convegno nasce dall’esigenza di restituire pubblicamente il percorso svolto e di aprire uno spazio qualificato di confronto tra professionisti, istituzioni, operatori sociali, educatori e cittadini. Non si tratterà soltanto di presentare i risultati di un progetto, ma di interrogare una questione più ampia: che cosa ci dicono oggi le dipendenze giovanili sul nostro tempo?

L’ipotesi che ha orientato Metro(Polis) è che la dipendenza non possa essere letta esclusivamente come comportamento deviante o come sintomo individuale. Essa appare, piuttosto, come un segnale del disagio della civiltà contemporanea: una forma di sofferenza che riguarda il rapporto dei giovani con il desiderio, con il limite, con il corpo, con la parola e con l’Altro.

In un tempo segnato dall’imperativo del “tutto e subito”, dalla spinta al godimento immediato e dalla difficoltà crescente a sostenere l’attesa, la mancanza e il limite, la dipendenza si presenta come una delle forme più emblematiche della crisi del legame sociale. Per questo il progetto Metro(Polis) ha cercato di costruire non solo interventi di prevenzione, ma anche occasioni di ascolto, parola e incontro.

La giornata sarà articolata in due sessioni di lavoro. Dopo i saluti istituzionali, interverranno professionisti provenienti dal campo clinico, educativo, sociale e istituzionale. Saranno presenti psicologi, psicoterapeuti, psicoanalisti, assistenti sociali, pedagogisti, psichiatri, operatori del privato sociale, rappresentanti del mondo scolastico e dei servizi della giustizia minorile.

Il convegno si rivolge a educatori, pedagogisti, insegnanti, assistenti sociali, medici, psicologi, psicoterapeuti, psicoanalisti, studenti e a tutti coloro che operano nei contesti della prevenzione, della cura, dell’educazione e dell’accompagnamento delle giovani generazioni.

Il momento finale del progetto vuole essere, dunque, anche un rilancio: non una semplice conclusione, ma l’apertura di una riflessione condivisa sulla necessità di ricostruire luoghi, pratiche e legami capaci di accogliere il disagio giovanile prima che esso si irrigidisca nel silenzio, nell’isolamento o nella dipendenza.

Appuntamento:
Lunedì 4 maggio 2026
Ore 9.00 – 14.00
NH Hotel Palermo
Foro Italico Umberto I, 22/B – Palermo

Il convegno rappresenta l’occasione per fare il punto su un percorso di ricerca-azione che ha provato ad ascoltare il territorio, incontrare le nuove forme della sofferenza giovanile e interrogare, attraverso la questione della dipendenza, il destino contemporaneo del legame sociale.

La parola “dentro” e “fuori” dal carcere

Nel tempo attuale, segnato da una progressiva fragilità dei legami sociali, il disagio giovanile trova spesso espressione in forme di rottura che attraversano il corpo, la legge e la relazione con l’Altro. In questo scenario, il circuito penale minorile rappresenta uno dei luoghi in cui tale frattura si rende più evidente: non solo come esito di un agito, ma come punto di emergenza di una sofferenza che fatica a trovare parola.

È a partire da questa consapevolezza che il progetto Metro(Polis). La dipendenza giovanile come metafora contemporanea della crisi del legame sociale, promosso dalla Lega Contro la Droga APS con il contributo del Dipartimento per le Politiche Antidroga del Consiglio dei Ministri e con il cofinanziamento dell’Otto per Mille della Tavola Valdese, ha avviato, grazie alla stipula di un protocollo di collaborazione con il Centro per la Giustizia Minorile per la Sicilia e con l’Istituto Penale per i Minorenni di Palermo, una serie di interventi laboratoriali rivolti ai minori inseriti nelle comunità del circuito penale e ai giovani in esecuzione penale presso l’IPM di Palermo. L’obiettivo non è intervenire sull’atto in sé, ma creare le condizioni affinché esso possa essere interrogato, attraversato e, soprattutto, simbolizzato.

Costruire spazi di parola

I laboratori si configurano come spazi strutturati di incontro in cui la parola diventa il principale strumento di lavoro. All’interno di un setting gruppale, organizzato in forma circolare, i partecipanti sono invitati a prendere posizione rispetto alla propria esperienza, in un contesto protetto e non giudicante.

La metodologia adottata alterna momenti di confronto (focus group) a dispositivi più esperienziali, come lo psicodramma, che permettono di mettere in scena vissuti, conflitti e dinamiche relazionali. Questo passaggio è fondamentale: ciò che non può essere detto direttamente trova una via di espressione attraverso la rappresentazione, aprendo uno spazio in cui il soggetto può iniziare a riconoscersi nella propria storia.

Oltre il reato: riaprire la possibilità

Il rischio, nei contesti penali, è quello di una riduzione del soggetto al proprio agito. Il lavoro proposto dai laboratori si colloca in una direzione opposta: non fissare il giovane nella posizione di “autore di reato”, ma restituirgli la possibilità di articolare il proprio vissuto oltre quella definizione.

Attraverso il gruppo, il confronto tra pari e la conduzione clinica, si attivano processi di:

  • riconoscimento del proprio percorso
  • rielaborazione dell’esperienza
  • riattivazione di una dimensione progettuale

L’obiettivo è sostenere un movimento che va dalla ripetizione all’elaborazione, dalla chiusura all’apertura, dal determinismo dell’agito alla possibilità di una scelta.

Un ponte tra “dentro” e “fuori”

Uno degli elementi centrali dell’intervento è la continuità tra i contesti: il lavoro non si esaurisce “dentro” il carcere o la comunità, ma si struttura come un ponte verso l’esterno.

I laboratori attivati nelle comunità del circuito penale minorile e quelli realizzati all’interno dell’Istituto Penale per i Minorenni si inscrivono in una stessa logica: costruire uno spazio simbolico che accompagni il giovane nel passaggio tra il “dentro” e il “fuori”, sostenendo il processo di reinserimento sociale.

In questa prospettiva, la parola non è soltanto espressione, ma atto: consente di separarsi da una posizione, di risignificare la propria storia e di riaprire un rapporto possibile con l’Altro.

La parola come alternativa alla dipendenza

Alla base del progetto Metro(Polis) vi è una lettura precisa: le nuove forme di dipendenza rappresentano una risposta al vuoto prodotto dalla crisi del legame sociale, un tentativo di colmare ciò che non trova più un luogo simbolico di elaborazione.

In questo senso, il lavoro nei contesti penali assume un valore ancora più rilevante. Offrire uno spazio di parola significa introdurre una alternativa alla logica della scarica immediata, della ripetizione compulsiva, dell’agito senza pensiero. Significa riaprire il tempo, la possibilità di attendere, di riflettere, di desiderare.

Una pratica che guarda al futuro

I laboratori attivati rappresentano un primo passo nella costruzione di un modello di intervento capace di coniugare dimensione educativa e clinica, prevenzione e trattamento, individuale e collettivo.

In un contesto in cui il rischio è quello di rispondere al disagio con dispositivi esclusivamente normativi o contenitivi, il progetto Metro(Polis) propone una direzione diversa: restituire centralità alla parola, al legame e alla possibilità di un futuro.

Perché è proprio lì, tra il “dentro” e il “fuori”, che può riaprirsi uno spazio per il soggetto.

Adolescenza, dipendenze, scuola e comunità educante

Seminario del 3 ottobre 2025 – Ciclo “Alla ricerca di un nome proprio: dipendenze in adolescenza e discorso sociale”

Si è svolto lo scorso 3 ottobre, nella sala “Padre Puglisi” del Centro per la Giustizia Minorile di Palermo, il terzo incontro del ciclo di seminari “Alla ricerca di un nome proprio: dipendenze in adolescenza e discorso sociale”, promosso Lega Contro la Droga APS insieme alla Società Palermitana di Psicoanalisi nell’ambito del progetto Metro(Polis): La dipendenza giovanile come metafora contemporanea della crisi del legame sociale, finanziato dal Dipartimento per le Politiche Antidroga.
L’iniziativa si inserisce in un percorso di riflessione più ampio sul disagio contemporaneo e sul modo in cui la psicoanalisi può oggi interloquire con le istituzioni educative e sociali.

Il seminario, dal titolo Adolescenza, dipendenze, scuola e comunità educante, ha riunito professionisti di ambiti diversi – psicologi, insegnanti, operatori sociali e religiosi – in un dialogo vivo e partecipato.
Dopo l’introduzione di Roberta Fundarotto e Veronica Zarbo (psicologhe del progetto Metropolis), sono intervenuti Valentina Chinnici (Presidente nazionale CIDI), Barbara Barletta (psicoterapeuta, socia SPP), Francesco Di Giovanni (Centro TAU), Martino Lo Cascio (Dirigente psicologo ASP Palermo), Valeria Cavarretta (Jonas Palermo) e Francesca Paola Ammirata (Assistente sociale USSM Palermo).
Ha svolto il ruolo di discussant Fra Mauro Billetta, psicoterapeuta e parroco della comunità di Danisinni, la cui presenza ha sottolineato l’importanza del legame tra pensiero clinico e responsabilità comunitaria.

Al centro della discussione, l’idea di educare come “trarre fuori” — educěre — in contrasto con una visione meramente trasmissiva del sapere. L’educazione, in questa prospettiva, non coincide con l’addestramento o con il controllo, ma con la possibilità di riaccendere il desiderio, di restituire ai giovani l’esperienza di un incontro con l’alterità.
Oggi, tuttavia, il paesaggio educativo appare segnato da una profonda crisi del legame simbolico. Il mondo digitale, con le sue forme di godimento immediato e solitario, ha costruito un nuovo tipo di soggettività: iperconnessa e al contempo isolata. Le dipendenze tecnologiche, l’uso compulsivo dei social, dei videogiochi e della pornografia non sono solo abitudini rischiose, ma vere e proprie strategie di difesa dall’angoscia, dove il soggetto trova rifugio in un godimento senza Legge, privo dell’altro e della parola.

Il seminario ha messo in luce come la sfida educativa di oggi non possa più fondarsi sull’autorità nel senso tradizionale, ma su una funzione di presenza: la testimonianza di adulti capaci di sostenere il limite e di trasmettere il senso di un desiderio possibile.
La cosiddetta comunità educante — scuola, famiglia, servizi, gruppi sociali — non è un concetto retorico, ma il nome di una responsabilità condivisa. Solo se il mondo adulto torna a interrogarsi sul proprio posto, sull’etica della parola e del gesto educativo, è possibile riaprire uno spazio di libertà per le nuove generazioni.

Nel dibattito finale, la pluralità delle voci ha restituito un clima di partecipazione autentica: non si trattava di trovare soluzioni immediate, ma di riaprire domande, di pensare insieme la condizione dell’adolescente contemporaneo, spesso intrappolato tra eccesso di stimoli e assenza di senso.

L’incontro si è concluso con la prospettiva di proseguire il lavoro comune nei prossimi appuntamenti del ciclo, in continuità con l’impegno della SPP nel promuovere un dialogo tra la psicoanalisi e la cultura viva della città — là dove il disagio si manifesta come sintomo collettivo e come possibilità di pensiero.

Al Centro Tau al via i gruppi di parola: un percorso di prevenzione e consapevolezza giovanile

All’interno del Centro Aggregativo Giovanile del Centro Tau prendono avvio i gruppi di parola dedicati alla sensibilizzazione e prevenzione delle dipendenze, uno spazio di ascolto e dialogo rivolto ai giovani del territorio.

L’iniziativa nasce nell’ambito del progetto Metro(polis): la dipendenza giovanile come metafora contemporanea della crisi del legame sociale, promosso da Lega Contro la Droga APS e finanziato dal Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Antidroga e con il cofinanziamento dell’Otto per Mille della Tavola Valdese.
Per la realizzazione delle attività, è stato siglato un protocollo d’intesa tra la Lega Contro la Droga APS e Inventare Insieme Onlus, ente gestore del Centro Tau, a conferma di una collaborazione fondata sulla condivisione di valori educativi e di impegno sociale.

I gruppi di parola rappresentano un’occasione preziosa per restituire ai ragazzi la possibilità di dire, di nominare ciò che spesso rimane sommerso o senza voce: le proprie paure, i desideri, le fatiche, i legami.
In questo senso, “dare parola” significa prevenire non soltanto le dipendenze da sostanze, ma anche quelle comportamentali, sempre più diffuse tra gli adolescenti — dall’uso compulsivo dei dispositivi digitali al gioco, dal bisogno di performance alla ricerca di conferme continue.

La parola, quando trova ascolto, diventa cura, perché permette di mettere in forma il disagio e di condividerlo, anziché agìrlo.
Non un intervento contro, ma un cammino verso la libertà interiore e la costruzione di legami autentici: là dove si parla, si rompe l’isolamento, si scopre che la propria storia ha valore.

Con questa iniziativa, il Centro Tau rinnova la propria missione educativa: creare spazi di crescita, confronto e comunità, in cui ogni giovane possa riconoscersi come soggetto capace di parola, di pensiero e di futuro.

📍 Centro Aggregativo Giovanile – Centro Tau, Palermo
#CentroTau #Metropolis #LegaControLaDroga #InventareInsieme #Prevenzione #Giovani #Ascolto #Comunità #ParolaCheCura

Alla ricerca di un nome proprio: adolescenza, dipendenze e comunità educante

Titolo:
Alla ricerca di un nome proprio: adolescenza, dipendenze e comunità educante

Data e luogo:
📅 3 ottobre 2025, ore 9.00 – 13.00
📍 Sala “Padre Puglisi”, Centro per la Giustizia Minorile di Palermo, Tribunale per i Minori (via Principe di Palagonia, 135 – Palermo)

Descrizione:
Il terzo incontro del ciclo “Alla ricerca di un nome proprio” affronta il tema Adolescenza, dipendenze, scuola e comunità educante.
L’educazione, dal latino educĕre – “trarre fuori” – richiama la responsabilità di accendere il desiderio e non soltanto di trasmettere nozioni.
In un’epoca segnata da dipendenze digitali, isolamento e nuove forme di segregazione, la tavola rotonda intende interrogarsi sulle possibilità di costruire legami e spazi educativi capaci di dare respiro al desiderio dei giovani.

Relatori:

  • Valentina Chinnici (Presidente Nazionale CIDI)
  • Barbara Barletta (Psicoterapeuta, socia SPP)
  • Francesco Di Giovanni (Coordinatore generale Centro TAU)
  • Martino Lo Cascio (Psicologo e Psicoterapeuta, ASP Palermo)
  • Valeria Cavarretta (Psicoterapeuta Jonas Palermo)
  • Francesca Paola Ammirata (Assistente Sociale, USSM Palermo)
    Discussant: Fra Mauro Billetta (Psicoterapeuta, Parroco Sant’Agnese Palermo, Presidente Ass. Comunità di Danisinni ETS)

Partecipazione gratuita previa iscrizione (obbligatoria entro il 26 settembre):
👉 Modulo di iscrizione

Adolescenza, dipendenza e giustizia: quando il disagio interroga il legame sociale

Venerdì 20 giugno 2025, presso la sala “Padre Puglisi” del Centro per la Giustizia Minorile di Palermo, si è svolto il secondo incontro del ciclo seminariale “Alla ricerca di un nome proprio: dipendenze in adolescenza e discorso sociale“, promosso dalla Lega Contro la Droga APS in collaborazione con la Società Palermitana di Psicoanalisi Xenia, nell’ambito del progetto Metro(Polis): La dipendenza giovanile come metafora contemporanea della crisi del legame sociale intervento finanziato dal Dipartimento per le Politiche Antidroga.

L’evento, patrocinato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia e per il quale è stata richiesta convenzione con l’Ordine degli Assistenti Sociali per il riconoscimento dei crediti formativi, ha offerto un’occasione preziosa di riflessione e confronto sul tema complesso e attualissimo del legame tra dipendenza, adolescenza e reato.

Intitolato Adolescenza, dipendenza e giustizia, il secondo appuntamento del seminario ha voluto approfondire le connessioni – sempre più evidenti e inquietanti – tra le diverse forme di dipendenza e l’emergere di condotte penalmente rilevanti, in particolare nel mondo adolescenziale.

Ad aprire i lavori è stato Santo Ippolito, Dirigente del CGM di Palermo, che ha introdotto il tema sottolineando l’urgenza di una lettura articolata del disagio adolescenziale, capace di andare oltre la mera dimensione sintomatologica e di coinvolgere le istituzioni in un progetto condiviso di presa in carico e accompagnamento.

Il panel dei relatori ha visto la partecipazione di figure di grande rilievo, sia nell’ambito giuridico che in quello psicologico e psicoanalitico:

  • Claudia Caramanna, Procuratore presso il Tribunale per i Minori di Palermo, ha illustrato l’evoluzione dei fenomeni delittuosi tra i minori, mettendo in luce le nuove forme di coinvolgimento degli adolescenti non solo come consumatori di sostanze stupefacenti, ma anche come attori attivi nei circuiti della produzione e del traffico, e il parallelo aumento di reati legati all’uso distorto delle tecnologie digitali (cyberbullismo, revenge porn, furti di identità).
  • Giuseppe Ciulla, Direttore dell’USSM di Palermo, ha condiviso dati ed esperienze sul lavoro di accompagnamento istituzionale dei minori sottoposti a procedimenti penali, indicando nel lavoro di rete e nella personalizzazione dei percorsi la chiave per una reale prevenzione della recidiva.
  • Provvidenza Olivia Pistritto, psicoterapeuta e presidente della Società Palermitana di Psicoanalisi, ha ricollegato il tema della devianza alla questione della soggettivazione, interrogando il ruolo delle istituzioni educative e giuridiche nel sostenere il passaggio dal gesto antisociale alla costruzione di un’identità simbolicamente fondata.
  • Aldo Raul Becce, psicoanalista, già Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minori di Trieste, ha offerto una lettura psicoanalitica delle dinamiche soggettive che attraversano l’atto trasgressivo in adolescenza, sottolineandone la portata simbolica e il valore – talvolta inascoltato – di appello all’Altro.

Il dibattito è stato arricchito dalla presenza della Discussant Maria Laura Mastropaolo, psicoterapeuta e socia SPP, che ha intrecciato le diverse prospettive in un dialogo fecondo tra giustizia, cura e psicoanalisi.

Il titolo stesso del ciclo seminariale – Alla ricerca di un nome proprio – ha continuato a risuonare nel corso dell’incontro come bussola interpretativa e provocazione etica: quale spazio offre oggi il discorso sociale alla nominazione del soggetto adolescente? In che modo le istituzioni, anziché limitarsi alla funzione repressiva, possono assumere un ruolo di accoglienza, ascolto e trasformazione del disagio?

Il seminario ha ribadito che l’adolescente che delinque o si perde nella dipendenza non può essere ridotto a un “caso” da classificare, né a una minaccia da neutralizzare, ma va riconosciuto come portatore di una domanda spesso muta, di un appello che attraversa i codici simbolici del nostro tempo, e che solo un lavoro integrato tra psicoanalisi, giustizia minorile e agenzie educative può provare a intercettare.

Proseguendo sulla scia del primo incontro, questa seconda tappa del ciclo ha rafforzato la convinzione che è proprio nel nodo tra soggettività, legame sociale e pratiche istituzionali che si gioca la possibilità di prevenire, trasformare e sostenere la crisi adolescenziale in chiave generativa.

Il ciclo Alla ricerca di un nome proprio proseguirà con un ulteriore incontro tematico (Adolescenza, Dipendenza e Scuola), il prossimo 3 ottobre, proponendosi nel corso dello svolgimento delle attività progettuali come spazio permanente di riflessione e alleanza tra operatori della cura, della giustizia e del sociale.

Alla ricerca di un nome proprio: dipendenze e legame sociale nell’adolescenza contemporanea

Riflessioni a partire dal primo seminario del ciclo Metro(Polis)

Lo scorso 16 maggio 2025 si è svolto, a Palermo, il primo incontro del ciclo di seminari dal titolo “Alla ricerca di un nome proprio: dipendenze in adolescenza e discorso sociale”, promosso dalla Società Palermitana di Psicoanalisi Xenìa, in collaborazione con la Lega Contro la Droga APS, all’interno del progetto Metro(Polis). La dipendenza giovanile come metafora contemporanea della crisi del legame sociale, sostenuto dal Dipartimento per le Politiche Antidroga.

La giornata inaugurale, intitolata “Adolescenza, Dipendenze e Salute Mentale”, ha rappresentato un importante momento di riflessione e confronto tra professionisti e operatori del campo psico-sociale, sanitario e giudiziario. Dopo i saluti istituzionali della Dott.ssa Pistritto (Presidente SPP Xenìa), del Dott. Scuderi (Presidente Lega Contro la Droga APS), della Dott.ssa Mammana (Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana) e della Dott.ssa Ammirata (USSM Palermo), si sono succeduti gli interventi di figure qualificate nel campo della neuropsichiatria, della psicoanalisi e dell’intervento istituzionale.

Hanno portato il loro contributo:

  • il Dott. Luigi Cottone, Neuropsichiatra infantile e dirigente ASP Palermo;
  • il Dott. Emanuele Lo Monaco, psicoanalista e presidente del Centro Jonas di Catania;
  • la Dott.ssa Teresa Berlina, assistente sociale USSM Palermo;
  • il Dott. Angelo Scuderi, psicoterapeuta e presidente della Lega Contro la Droga APS.

A coordinare i lavori è stata la Dott.ssa Valentina Fiorica, psicoterapeuta e socia della SPP Xenìa.


Nuove schiavitù e metamorfosi del legame sociale

Al centro del seminario si è posto il tema delle “nuove schiavitù”, concetto che intende leggere le forme contemporanee di dipendenza non solo come fenomeni clinici o devianze comportamentali, ma come sintomi sociali che interrogano le trasformazioni profonde del legame simbolico e intersoggettivo nell’epoca tardo-moderna.

In particolare, si è voluto problematizzare l’approccio alle addictions in adolescenza, sottolineando i rischi insiti in una clinica fondata esclusivamente su logiche classificatorie e adattative, che tendono a neutralizzare la soggettività del giovane riducendolo alla diagnosi o al sintomo comportamentale. Il pericolo, in questa prospettiva, è quello di sostituire una dipendenza disfunzionale con una dipendenza “adattata”, inscrivibile nei codici della normalità sociale, ma non meno alienante.


Oggetti-identità e sintomi contemporanei

L’adolescente contemporaneo è immerso in un flusso incessante di oggetti-identità, offerti in modo massivo e seduttivo dal mercato dei consumi. In questo panorama, le nuove forme di dipendenza – dalla sostanza, dallo smartphone, dal gioco, dal sesso, dalla performance – diventano nomi propri, etichette identitarie in cui il soggetto tenta di riconoscersi, spesso in modo disperato.

Questi sintomi, lungi dall’essere meri automatismi, si configurano come risposte soggettive al trauma dell’incontro con la pulsione, al vuoto simbolico lasciato dalla crisi del legame sociale, e alla difficoltà di articolare la propria domanda in una parola significativa per l’Altro.

La dipendenza, allora, può essere intesa come un tentativo di “auto-cura” fallimentare, in cui l’oggetto-sostanza si sostituisce al legame simbolico mancante, fungendo da surrogato identitario.


Clinica del legame, fuori mercato

Il seminario ha voluto dunque proporre una clinica orientata all’ascolto della singolarità, che non si limiti a classificare o medicalizzare il disagio, ma sappia cogliere il “nome proprio” che ogni sintomo porta con sé. La domanda centrale emersa è: come restituire dignità simbolica al soggetto adolescente, permettendogli di dire qualcosa di sé che non sia solo il nome della sua dipendenza?

È in questo orizzonte che si colloca l’idea di una clinica dei legami sociali, che si ponga fuori dalle logiche del mercato, e che miri a offrire luoghi di parola e di riconoscimento in cui l’adolescente possa articolare un desiderio proprio, al di là delle etichette e delle norme.


Verso una nuova responsabilità istituzionale

Infine, il seminario ha sollevato importanti interrogativi anche sul piano istituzionale. La crescente intersezione tra i servizi per le dipendenze e quelli per la salute mentale richiede una rinnovata capacità di lettura integrata del disagio giovanile, che non cancelli la soggettività dietro le procedure, ma che sappia accogliere il soggetto nella sua irriducibile singolarità.

La sfida, come è emerso da diversi interventi, è quella di interrogare i dispositivi istituzionali, affinché non diventino meri strumenti di controllo o contenimento, ma si configurino come luoghi generativi, capaci di sostenere processi di soggettivazione autentici.


Conclusione

Questo primo incontro ha dunque aperto un ciclo di riflessione cruciale, che non si limita a parlare “dei giovani” ma cerca, piuttosto, di pensare con i giovani e a partire dal loro disagio, nella consapevolezza che ogni dipendenza racconta, prima di tutto, una storia soggettiva, un appello, una domanda di senso.

Nei prossimi appuntamenti, previsti per il prossimo 20 giugno e 3 ottobre, il ciclo proseguirà approfondendo ulteriormente le dinamiche che legano le forme contemporanee del disagio giovanile alla crisi del legame sociale, nell’intento di costruire una cultura dell’ascolto e della responsabilità condivisa.

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Servizi progetto

Metro(Polis): uno spazio di ascolto per adolescenti, giovani e famiglie

Il progetto Metro(Polis) nasce per offrire un servizio gratuito di ascolto, orientamento e supporto a chi attraversa difficoltà legate alle dipendenze da sostanze, alle nuove dipendenze tecnologiche e alle diverse forme del disagio giovanile contemporaneo.

In un tempo in cui il malessere degli adolescenti e dei giovani assume spesso forme silenziose, frammentate e difficili da riconoscere, Metro(Polis) si propone come un luogo di prossimità, capace di accogliere la domanda prima che essa diventi emergenza. Il progetto si rivolge a ragazzi, giovani adulti, famiglie e contesti educativi che si trovano a confrontarsi con comportamenti di dipendenza, isolamento sociale, uso problematico di internet, social network, videogiochi, smartphone, situazioni di ritiro, disagio psicologico o esperienze di violenza online.

Il titolo del progetto — “La dipendenza giovanile come metafora contemporanea della crisi del legame sociale” — indica già la prospettiva di fondo: la dipendenza non viene considerata soltanto come un comportamento individuale da correggere, ma come un segnale più ampio di una fatica nel rapporto con sé, con gli altri, con il corpo, con il desiderio e con il mondo sociale. Per questo motivo, il servizio non si limita a fornire risposte standardizzate, ma prova ad aprire uno spazio di parola, di ascolto e di orientamento.

I servizi offerti

Metro(Polis) mette a disposizione diversi interventi gratuiti:

Supporto psicologico, rivolto a chi vive situazioni di disagio personale, difficoltà relazionali, dipendenze da sostanze o comportamenti problematici legati all’uso delle nuove tecnologie.

Sensibilizzazione di gruppo, attraverso momenti di confronto pensati per scuole, gruppi giovanili, famiglie e contesti territoriali, con l’obiettivo di promuovere consapevolezza sui rischi delle dipendenze e sulle nuove forme del disagio adolescenziale.

Sportello di ascolto di prima accoglienza, uno spazio in cui poter portare una domanda, una preoccupazione, un momento di difficoltà, ricevendo un primo orientamento professionale.

Supporto alle famiglie e alla genitorialità, rivolto a genitori e caregiver che si trovano a interrogarsi su comportamenti, chiusure, eccessi, silenzi o segnali di sofferenza dei propri figli.

Tutti i servizi sono totalmente gratuiti.

A chi si rivolge

Il servizio è pensato per adolescenti, giovani, genitori, famiglie, operatori e adulti significativi che incontrano situazioni legate a:

dipendenze da sostanze;

uso problematico di internet, social network, smartphone, videogiochi e TV;

ritiro sociale e forme di isolamento;

disagio psicologico adolescenziale e giovanile;

cyberbullismo, revenge porn, challenge online e altre forme di violenza digitale;

difficoltà familiari e genitoriali connesse alla crescita dei figli.

Metro(Polis) intende intercettare non soltanto le situazioni già conclamate, ma anche quei segnali iniziali che spesso rischiano di restare senza parola: un cambiamento improvviso, un ritiro progressivo, un uso eccessivo degli schermi, una perdita di interesse, una difficoltà a frequentare la scuola o i luoghi della socialità, una sofferenza che fatica a trovare un nome.

Dove e quando

Lo sportello Metro(Polis) è attivo presso:

Via Palmerino, 42 – Palermo

Orari di apertura:

Lunedì, mercoledì e venerdì
dalle 10.00 alle 13.00

Martedì e giovedì
dalle 15.30 alle 18.30

Per informazioni è possibile contattare il numero:

091 5075309

È inoltre possibile seguire il progetto sui canali social:

Instagram: metropolis.palermo
Facebook: Progetto MetroPolis

Un progetto per ricostruire legami

Metro(Polis) non è soltanto un servizio di supporto, ma un dispositivo di ascolto del territorio. La sua finalità è creare un ponte tra giovani, famiglie, scuole, servizi e comunità, provando a leggere le nuove dipendenze non come un fenomeno isolato, ma come una delle forme attraverso cui oggi si manifesta la crisi del legame sociale.

Laddove il disagio tende a chiudere, isolare, ripetere o spegnere il desiderio, Metro(Polis) prova ad aprire uno spazio diverso: uno spazio in cui la parola possa tornare a circolare, la sofferenza possa essere accolta e il soggetto possa non restare solo davanti al proprio malessere.

Il progetto è promosso da Lega Contro la Droga APS ed è realizzato con il contributo della Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento per le Politiche Antidroga e con il sostegno dell’Otto per Mille della Chiesa Valdese.

Ciclo di seminari Metro(Polis) 2025

Un ciclo di incontri tra psicoanalisi, educazione e impegno civile

La Società Palermitana di Psicoanalisi, in collaborazione con l’associazione Lega Contro la Droga APS, è lieta di presentare il ciclo di incontri 2025 nell’ambito del progetto Metro(Polis): La dipendenza giovanile come metafora contemporanea della crisi del legame sociale, realizzato con il contributo del Dipartimento per le Politiche Antidroga – Consiglio dei Ministri. L’iniziativa si colloca all’interno delle attività di ricerca del gruppo di lavoro palermitano dedicato allo studio delle Forme del Disagio nella Civiltà Contemporanea e porta un titolo emblematico:

“ALLA RICERCA DI UN NOME PROPRIO: DIPENDENZE IN ADOLESCENZA E DISCORSO SOCIALE”

Un titolo che evoca, con chiarezza, la posta in gioco: la difficoltà crescente per le giovani generazioni nel costruire un’identità, un legame con l’Altro e un’integrazione simbolica all’interno della società. In questo senso, le dipendenze — non solo da sostanze, ma anche da oggetti, da immagini, da performance — diventano segni clinici e culturali di un disagio più ampio, che tocca la struttura stessa del legame sociale contemporaneo.

Una rete interdisciplinare per leggere il disagio giovanile

Il progetto si avvale della collaborazione con enti partner attivi nel territorio siciliano, fra cui:

  • Jonas – Centro di clinica psicoanalitica per i nuovi sintomi, sedi di Palermo e Catania
  • Qanat – Società Cooperativa Sociale
  • ARPI – Associazione di Ricerca Psicodinamica per l’intervento sociale
  • SSPIG – Scuola di Specializzazione in Psicoterapia Interpersonale e di Gruppo

Un’alleanza di realtà eterogenee ma unite da un obiettivo comune: riflettere, in modo critico e costruttivo, sulle forme odierne della sofferenza giovanile, intrecciando sguardi diversi — clinico, pedagogico, educativo, sociale — ma complementari.

A chi si rivolge

Il ciclo di incontri è pensato per tutte le figure professionali che si confrontano quotidianamente con l’adolescenza e le sue fragilità:
educatori, pedagogisti, insegnanti, assistenti sociali, medici, psicologi, psicoterapeuti, psicoanalisti e studenti delle rispettive aree disciplinari.

Un’occasione per formarsi, confrontarsi, elaborare nuove letture e nuovi strumenti in grado di cogliere la complessità dei fenomeni di dipendenza nel mondo giovanile, evitando letture riduzionistiche e valorizzando invece le dimensioni soggettive, relazionali e simboliche.

Quando e dove

Gli incontri si svolgeranno esclusivamente in presenza, fino a esaurimento posti, presso la sala “Padre Pino Puglisi” all’interno del Centro per la Giustizia Minorile di Palermo, situato nel Tribunale per i Minori in via Principe di Palagonia, 135 – Palermo.

Modalità di iscrizione

È necessario iscriversi a ciascuna giornata singolarmente tramite apposito link, che verrà di volta in volta pubblicizzato. La partecipazione è gratuita, ma l’iscrizione è vincolante e obbligatoria fino a esaurimento posti.

  • Prima tavola rotonda – 16 maggio
    👉 Iscrizione obbligatoria entro mercoledì 14 maggio
    🔗 Modulo di iscrizione
  • Seconda tavola rotonda – 20 giugno
    👉 Iscrizione entro martedì 17 giugno
  • Terza tavola rotonda – ottobre
    👉 Iscrizione entro martedì 30 settembre

Per informazioni e contatti

📧 info.palermo@lesocietadipsicoanalisi.it