Venerdì 20 giugno 2025, presso la sala “Padre Puglisi” del Centro per la Giustizia Minorile di Palermo, si è svolto il secondo incontro del ciclo seminariale “Alla ricerca di un nome proprio: dipendenze in adolescenza e discorso sociale“, promosso dalla Lega Contro la Droga APS in collaborazione con la Società Palermitana di Psicoanalisi Xenia, nell’ambito del progetto “Metro(Polis): La dipendenza giovanile come metafora contemporanea della crisi del legame sociale” intervento finanziato dal Dipartimento per le Politiche Antidroga.
L’evento, patrocinato dall’Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia e per il quale è stata richiesta convenzione con l’Ordine degli Assistenti Sociali per il riconoscimento dei crediti formativi, ha offerto un’occasione preziosa di riflessione e confronto sul tema complesso e attualissimo del legame tra dipendenza, adolescenza e reato.
Intitolato Adolescenza, dipendenza e giustizia, il secondo appuntamento del seminario ha voluto approfondire le connessioni – sempre più evidenti e inquietanti – tra le diverse forme di dipendenza e l’emergere di condotte penalmente rilevanti, in particolare nel mondo adolescenziale.
Ad aprire i lavori è stato Santo Ippolito, Dirigente del CGM di Palermo, che ha introdotto il tema sottolineando l’urgenza di una lettura articolata del disagio adolescenziale, capace di andare oltre la mera dimensione sintomatologica e di coinvolgere le istituzioni in un progetto condiviso di presa in carico e accompagnamento.
Il panel dei relatori ha visto la partecipazione di figure di grande rilievo, sia nell’ambito giuridico che in quello psicologico e psicoanalitico:
- Claudia Caramanna, Procuratore presso il Tribunale per i Minori di Palermo, ha illustrato l’evoluzione dei fenomeni delittuosi tra i minori, mettendo in luce le nuove forme di coinvolgimento degli adolescenti non solo come consumatori di sostanze stupefacenti, ma anche come attori attivi nei circuiti della produzione e del traffico, e il parallelo aumento di reati legati all’uso distorto delle tecnologie digitali (cyberbullismo, revenge porn, furti di identità).
- Giuseppe Ciulla, Direttore dell’USSM di Palermo, ha condiviso dati ed esperienze sul lavoro di accompagnamento istituzionale dei minori sottoposti a procedimenti penali, indicando nel lavoro di rete e nella personalizzazione dei percorsi la chiave per una reale prevenzione della recidiva.
- Provvidenza Olivia Pistritto, psicoterapeuta e presidente della Società Palermitana di Psicoanalisi, ha ricollegato il tema della devianza alla questione della soggettivazione, interrogando il ruolo delle istituzioni educative e giuridiche nel sostenere il passaggio dal gesto antisociale alla costruzione di un’identità simbolicamente fondata.
- Aldo Raul Becce, psicoanalista, già Giudice Onorario presso il Tribunale per i Minori di Trieste, ha offerto una lettura psicoanalitica delle dinamiche soggettive che attraversano l’atto trasgressivo in adolescenza, sottolineandone la portata simbolica e il valore – talvolta inascoltato – di appello all’Altro.
Il dibattito è stato arricchito dalla presenza della Discussant Maria Laura Mastropaolo, psicoterapeuta e socia SPP, che ha intrecciato le diverse prospettive in un dialogo fecondo tra giustizia, cura e psicoanalisi.
Il titolo stesso del ciclo seminariale – Alla ricerca di un nome proprio – ha continuato a risuonare nel corso dell’incontro come bussola interpretativa e provocazione etica: quale spazio offre oggi il discorso sociale alla nominazione del soggetto adolescente? In che modo le istituzioni, anziché limitarsi alla funzione repressiva, possono assumere un ruolo di accoglienza, ascolto e trasformazione del disagio?
Il seminario ha ribadito che l’adolescente che delinque o si perde nella dipendenza non può essere ridotto a un “caso” da classificare, né a una minaccia da neutralizzare, ma va riconosciuto come portatore di una domanda spesso muta, di un appello che attraversa i codici simbolici del nostro tempo, e che solo un lavoro integrato tra psicoanalisi, giustizia minorile e agenzie educative può provare a intercettare.
Proseguendo sulla scia del primo incontro, questa seconda tappa del ciclo ha rafforzato la convinzione che è proprio nel nodo tra soggettività, legame sociale e pratiche istituzionali che si gioca la possibilità di prevenire, trasformare e sostenere la crisi adolescenziale in chiave generativa.
Il ciclo Alla ricerca di un nome proprio proseguirà con un ulteriore incontro tematico (Adolescenza, Dipendenza e Scuola), il prossimo 3 ottobre, proponendosi nel corso dello svolgimento delle attività progettuali come spazio permanente di riflessione e alleanza tra operatori della cura, della giustizia e del sociale.











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