Alla ricerca di un nome proprio: dipendenze e legame sociale nell’adolescenza contemporanea

Riflessioni a partire dal primo seminario del ciclo Metro(Polis)

Lo scorso 16 maggio 2025 si è svolto, a Palermo, il primo incontro del ciclo di seminari dal titolo “Alla ricerca di un nome proprio: dipendenze in adolescenza e discorso sociale”, promosso dalla Società Palermitana di Psicoanalisi Xenìa, in collaborazione con la Lega Contro la Droga APS, all’interno del progetto Metro(Polis). La dipendenza giovanile come metafora contemporanea della crisi del legame sociale, sostenuto dal Dipartimento per le Politiche Antidroga.

La giornata inaugurale, intitolata “Adolescenza, Dipendenze e Salute Mentale”, ha rappresentato un importante momento di riflessione e confronto tra professionisti e operatori del campo psico-sociale, sanitario e giudiziario. Dopo i saluti istituzionali della Dott.ssa Pistritto (Presidente SPP Xenìa), del Dott. Scuderi (Presidente Lega Contro la Droga APS), della Dott.ssa Mammana (Ordine degli Psicologi della Regione Siciliana) e della Dott.ssa Ammirata (USSM Palermo), si sono succeduti gli interventi di figure qualificate nel campo della neuropsichiatria, della psicoanalisi e dell’intervento istituzionale.

Hanno portato il loro contributo:

  • il Dott. Luigi Cottone, Neuropsichiatra infantile e dirigente ASP Palermo;
  • il Dott. Emanuele Lo Monaco, psicoanalista e presidente del Centro Jonas di Catania;
  • la Dott.ssa Teresa Berlina, assistente sociale USSM Palermo;
  • il Dott. Angelo Scuderi, psicoterapeuta e presidente della Lega Contro la Droga APS.

A coordinare i lavori è stata la Dott.ssa Valentina Fiorica, psicoterapeuta e socia della SPP Xenìa.


Nuove schiavitù e metamorfosi del legame sociale

Al centro del seminario si è posto il tema delle “nuove schiavitù”, concetto che intende leggere le forme contemporanee di dipendenza non solo come fenomeni clinici o devianze comportamentali, ma come sintomi sociali che interrogano le trasformazioni profonde del legame simbolico e intersoggettivo nell’epoca tardo-moderna.

In particolare, si è voluto problematizzare l’approccio alle addictions in adolescenza, sottolineando i rischi insiti in una clinica fondata esclusivamente su logiche classificatorie e adattative, che tendono a neutralizzare la soggettività del giovane riducendolo alla diagnosi o al sintomo comportamentale. Il pericolo, in questa prospettiva, è quello di sostituire una dipendenza disfunzionale con una dipendenza “adattata”, inscrivibile nei codici della normalità sociale, ma non meno alienante.


Oggetti-identità e sintomi contemporanei

L’adolescente contemporaneo è immerso in un flusso incessante di oggetti-identità, offerti in modo massivo e seduttivo dal mercato dei consumi. In questo panorama, le nuove forme di dipendenza – dalla sostanza, dallo smartphone, dal gioco, dal sesso, dalla performance – diventano nomi propri, etichette identitarie in cui il soggetto tenta di riconoscersi, spesso in modo disperato.

Questi sintomi, lungi dall’essere meri automatismi, si configurano come risposte soggettive al trauma dell’incontro con la pulsione, al vuoto simbolico lasciato dalla crisi del legame sociale, e alla difficoltà di articolare la propria domanda in una parola significativa per l’Altro.

La dipendenza, allora, può essere intesa come un tentativo di “auto-cura” fallimentare, in cui l’oggetto-sostanza si sostituisce al legame simbolico mancante, fungendo da surrogato identitario.


Clinica del legame, fuori mercato

Il seminario ha voluto dunque proporre una clinica orientata all’ascolto della singolarità, che non si limiti a classificare o medicalizzare il disagio, ma sappia cogliere il “nome proprio” che ogni sintomo porta con sé. La domanda centrale emersa è: come restituire dignità simbolica al soggetto adolescente, permettendogli di dire qualcosa di sé che non sia solo il nome della sua dipendenza?

È in questo orizzonte che si colloca l’idea di una clinica dei legami sociali, che si ponga fuori dalle logiche del mercato, e che miri a offrire luoghi di parola e di riconoscimento in cui l’adolescente possa articolare un desiderio proprio, al di là delle etichette e delle norme.


Verso una nuova responsabilità istituzionale

Infine, il seminario ha sollevato importanti interrogativi anche sul piano istituzionale. La crescente intersezione tra i servizi per le dipendenze e quelli per la salute mentale richiede una rinnovata capacità di lettura integrata del disagio giovanile, che non cancelli la soggettività dietro le procedure, ma che sappia accogliere il soggetto nella sua irriducibile singolarità.

La sfida, come è emerso da diversi interventi, è quella di interrogare i dispositivi istituzionali, affinché non diventino meri strumenti di controllo o contenimento, ma si configurino come luoghi generativi, capaci di sostenere processi di soggettivazione autentici.


Conclusione

Questo primo incontro ha dunque aperto un ciclo di riflessione cruciale, che non si limita a parlare “dei giovani” ma cerca, piuttosto, di pensare con i giovani e a partire dal loro disagio, nella consapevolezza che ogni dipendenza racconta, prima di tutto, una storia soggettiva, un appello, una domanda di senso.

Nei prossimi appuntamenti, previsti per il prossimo 20 giugno e 3 ottobre, il ciclo proseguirà approfondendo ulteriormente le dinamiche che legano le forme contemporanee del disagio giovanile alla crisi del legame sociale, nell’intento di costruire una cultura dell’ascolto e della responsabilità condivisa.

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